Creare un personaggio letterario: ispiriamoci alla Psicologia cognitiva

Un possibile problema nella caratterizzazione del personaggio letterario è l’assenza di credibilità. Delineare una figura dalle reazioni poco realistiche, dai comportamenti incoerenti. O semplicemente piatta, stereotipata.
I personaggi sono una parte fondamentale della narrazione. Protagonisti (e/o comprimari) di grande spessore, dalle psicologie profonde e dai sentimenti autentici catturano il lettore. Il loro fascino può generare un effetto “page turner” anche con una trama piuttosto minimale. Sono i ciceroni che ci guidano in un mondo immaginario: il carisma che trasmettono renderà il nostro tour più interessante.

Arriviamo quindi al punto: come renderli profondi e realistici? Come trasformarli in figure che magari il lettore vorrebbe conoscere, se esistessero?

Andiamo oltre il ruolo del personaggio letterario nella trama

Quando scriviamo, spesso pensiamo a un personaggio solo in funzione del suo ruolo nella narrazione. Ad esempio, è un detective che deve risolvere un mistero? Sarà perspicace, attento ai dettagli… magari attingeremo al bagaglio delle nostre letture per “importare” le caratteristiche giuste. Rischieremo però di conferirgli poco spessore o di copiare, inavvertitamente, figure dei nostri romanzi preferiti.

Perché non pensare a un personaggio come se fosse una persona, con un passato, delle rappresentazioni mentali, delle convinzioni?

Può essere utile riferirci alla Psicologia cognitiva, che studia i processi con cui l’individuo elabora e rappresenta mentalmente la realtà. L’assunto base da cui si sviluppa questo ramo psicologico è di facile comprensione. C’è un mondo esterno, ma ognuno di noi lo percepisce e vive a modo suo, ad esempio focalizzandosi su alcune informazioni e tralasciandone altre, sviluppando convinzioni, interessi, aspettative. Gli eventi significativi della vita, ma anche le relazioni sociali del quotidiano e le abitudini all’apparenza più banali plasmano la mente, che è in continuo divenire.

Perché non regalare questa complessità alle figure che animano un romanzo?

Una caratterizzazione profonda

Un famoso scrittore, in un’intervista, ha dichiarato che l’autore dovrebbe conoscere anche il gusto di gelato preferito del suo personaggio. Se non c’interessa il gelato, pensiamo quantomeno al passato del protagonista, anche quando non vi faremo riferimento. Come ha vissuto infanzia e adolescenza? In quale ambiente?

Chiediamoci poi se ha degli hobby, se ha una vita sociale molto attiva o ama la solitudine. Com’è, o com’è stata la sua vita sentimentale. Pensiamo con quali “occhiali” invisibili guarda l’esistenza, occhiali fatti di aspettative, convinzioni, anche preconcetti nati dalle sue esperienze.

Creiamo una personalità realistica, sfaccettata, eventualmente anche agitata da contraddizioni. Sarà affascinante metterla alla prova nella trama: ad esempio, con eventi che scardineranno i suoi pregiudizi, o provocheranno in lui/lei una crisi dei suoi valori e delle sue idee.

Se il nostro lavoro di definizione della personalità sarà stato profondo, il personaggio letterario “reagirà” quasi spontaneamente alle svolte narrative che stabiliremo.

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