8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione (L. Iotti)

8 secondi. Viaggio nell'era della distrazione (L. Iotti)
Immagine di sfondo: foto di StockSnap da Pixabay

“8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione” della giornalista Lisa Iotti (Ed. “Il Saggiatore”) ci guida tra laboratori avveniristici, startup e momenti di vita quotidiana, inseguendo una domanda: l’ossessione per il web, alimentata dai dispositivi portatili, sta cambiando la nostra mente?

Quanto tempo passiamo con lo sguardo sui nostri device elettronici? Smartphone e tablet ci seguono ovunque e Internet con loro: social, email, siti web…
I vantaggi di questa rivoluzione tecnologica sono evidenti a tutti, dal lavoro all’intrattenimento. Cosa possiamo dire invece dei lati oscuri, dell’abuso di tali strumenti?

La giornalista Lisa Iotti ci guida in un viaggio inquietante e stimolante nell’altra faccia della medaglia.

Tra aneddoti e conversazioni con esperti

“8 secondi” è un saggio che a tratti ha il passo del romanzo, grazie agli aneddoti di vita vissuta dell’autrice. La seguiamo ad esempio in un esclusivo e stravagante ritiro “Internet free”, o in uno storico caffè romano a osservare una folla eterogenea ipnotizzata dai dispositivi portatili. Se questi episodi coinvolgono il lettore e rendono la lettura molto scorrevole, il filo conduttore è rappresentato soprattutto dalle conversazioni di Lisa Iotti con gli esperti. Viaggiamo con lei dall’Europa alla California, incontrando sviluppatori hi-tech e ricercatori, autori di pionieristici studi.

8 secondi. Viaggio nell'era della distrazione (L. Iotti)
Lisa Iotti. Immagine dal sito web di Emilia Romagna News 24

Dalla mente al fisico, la minaccia dell’ossessione digitale

Scopriamo così che l’abuso dei device digitali non porta solo a perdere tempo prezioso o a consumare troppi giga. La posta in gioco è più alta e spaventosa, con possibili ripercussioni che vanno dalla sfera psichica e intellettiva a quella fisica.
In uno degli esperimenti citati, ad esempio, è emerso che la sola presenza dello smartphone a portata di mano peggiorava le prestazioni di alcuni studenti in un test. Anche se non arrivavano messaggi, chiamate, notifiche, la loro mente permaneva in uno stato di distrazione, di attesa.

Foto di StockSnap da Pixabay

Ipereccitati dal flusso di contenuti che ci segue sempre, diventiamo impulsivi e sempre meno concentrati. Da un lato, ci ossessiona il desiderio del like, dell’approvazione; dall’altro, la presenza dei device ci pone spesso in una condizione di “allerta”, pronti a reagire al minimo suono. Questi processi vengono illustrati con un linguaggio molto semplice e chiaro.
Una ricercatrice americana spiega ad esempio che la gratificazione del “mi piace” attiva le stesse aree cerebrali legate al piacere del cibo e alla sessualità (ne ho parlato in un precedente articolo).
Non mancano poi riferimenti ai possibili effetti dell’abuso di smartphone sul fisico. Apprendiamo ad esempio che sono in preoccupante aumento, tra i bambini, i problemi alla schiena dovuti al troppo tempo trascorso digitando incurvati.

Nel saggio aleggia anche un interrogativo: il nostro pensiero si sta impoverendo, abituati come siamo a rispondere a ogni domanda con pochi “tap” su uno schermo? Le avvisaglie di questo pericolo, scopriamo leggendo, si vedono già. Ce ne parla, ad esempio, una docente di un liceo classico alle prese con temi sconclusionati.

8 secondi, un testo che evita posizioni estreme e lancia un monito

“8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione” è una doccia fredda che si legge con piacere, uno di quei libri che aprono la mente senza ricorrere a linguaggi criptici o argomentazioni contorte.

Non è un saggio anti-tech: come l’autrice ammette, i dispositivi digitali sono parte integrante delle nostre vite. E lei stessa parla con autoironia del suo rapporto intenso con il web e i social.
Il problema è l’eccesso, quell’eccesso che spesso la nostra società non riconosce come tale. Ormai appare infatti normalissimo trascorrere ore incollati a uno schermo, mettendosi in mostra o leggendo contenuti talvolta discutibili.

Sta a noi riprendere il controllo, imparando a svincolarci almeno per un po’, ogni giorno, dall’ossessione del like e dalla digitazione compulsiva. Un barlume di speranza trapela tra le righe di “8 secondi”; ma è una speranza che dipende da ognuno di noi.

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