“Case di carta” (M. Perego) – la psiche nei libri

“Case di carta” è un vero e proprio instant book. Un libro scritto “sul momento”, a caldo, proprio mentre i fatti di cui parla si stavano verificando.
Si tratta di una raccolta di interviste che la giornalista culturale e scrittrice Marta Perego ha condotto nel bel mezzo del lockdown, grazie allo strumento web delle dirette Instagram. Conversazioni con scrittori e altri creativi, alle prese con un periodo che rimarrà nella storia.

dal sito web martaperego.org
Qualcuno potrebbe chiedersi perché ho letto questo libro dopo il lockdown, perché ne parli ora sul mio sito web. Ebbene, credo che leggerlo sia ancora utilissimo, anzi, forse perfino più utile di quando ci trovavamo nell’occhio del ciclone. Ho l’impressione che qualcuno stia già dimenticando, o voglia dimenticare, quanto abbiamo vissuto. Altrimenti non sentiremmo persone fare questioni per la mascherina obbligatoria o per gli ingressi contingentati in negozi e uffici. “Case di carta” ci riporta ai giorni in cui le nostre certezze erano sbriciolate, ma osservavamo anche manifestazioni di resilienza e creatività inaspettate. La sua utilità e il suo valore, però, non si esauriscono qui.
Un punto di vista speciale
I protagonisti delle interviste hanno qualcosa che li accomuna: un mestiere che comporta una certa familiarità con la solitudine. Persone che scrivono, disegnano, riflettono sull’attualità tra le pareti di casa o di uno studio. L’atto creativo può calarti in una dimensione solitaria anche se convivi con qualcuno: quando crei, ti immergi nel il tuo mondo interiore.
Così, il punto di vista degli intervistati sul lockdown e sull’emergenza si rivela particolarmente interessante. Preparati a un ritiro introspettivo, non si sono fatti travolgere. Hanno reagito, cercando una prospettiva più ampia.
Tra le pagine di “Case di carta” gli spunti di riflessione non mancano. Sono spunti che trascendono le circostanze eccezionali del lockdown, aprendo nuovi orizzonti sul vivere quotidiano. Le interviste ci aiutano a riflettere sul rapporto con gli altri, con la solitudine e con noi stessi.
Incontriamo, ad esempio, la scrittrice Silvia Avallone che vede nel lockdown anche uno stop forzato a una vita di ostentazione, che ci sfuggiva di mano. Riflette poi sul libro come uno strumento per risalire all’essenziale, alle verità profonde dell’esistenza. Lo scrittore Paolo Di Paolo ci dice la sua opinione sul fatto che l’emergenza possa cambiarci in meglio o no. Scopriamo il punto di vista del disegnatore Sio, della filosofa Michela Marzano e di altri ancora.
Un libro da leggere, e rileggere quando questa situazione sarà finalmente alle spalle. Da proporre forse come lettura nelle scuole del futuro, quando nell’ora di storia si studierà l’emergenza sanitaria che scosse il mondo nel 2020.
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