La piramide di Maslow, una mappa delle nostre motivazioni

Foto di Avi Chomotovski da Pixabay

La piramide di Maslow è una teoria anni ’50 sulle motivazioni dell’agire umano. Una concettualizzazione che può spiegare la grande resilienza di molte persone in questi giorni.

Nella situazione che stiamo vivendo, la nostra quotidianità è stravolta. Ci ritroviamo privi di alcune routine che scandivano le nostre giornate: la colazione al bar o il caffè con gli amici, l’allenamento in palestra, la lunga passeggiata salutare…Capiamo quanto quei momenti giovassero al nostro umore, se non altro permettendoci di “staccare la spina” per un po’.

Eppure, questa situazione precaria ha svelato una grande energia in molte persone. Tanti hanno reagito al disagio regalando via web performance creative, tutorial, o semplici messaggi di incoraggiamento. Abbiamo visto musicisti esibirsi dal balcone, bellissimi disegni colorati sulle facciate degli edifici. Esperti di vari settori hanno condiviso il loro sapere, gratuitamente.

Alcuni hanno attinto a risorse interiori che nel quotidiano pre-emergenza rimanevano sopite, almeno in parte.

Cos’è successo? Forse questa situazione ci ha cambiati agendo sulle nostre esigenze, sui nostri bisogni. Una teorizzazione anni ’50 potrebbe aiutarci a chiarire il quadro.

La piramide di Maslow

Nel 1954 lo psicologo americano Abraham Maslow sviluppò un modello per spiegare le motivazioni che muovono l’essere umano. Con un’originale intuizione rappresentò graficamente la sua teoria, nella cosiddetta piramide di Maslow che vedete di seguito (immagine da Wikipedia).

Immagine dell’utente di WIkipedia “Lucas”

Alla base della piramide troviamo le esigenze vitali, che garantiscono la sopravvivenza e mandano avanti la specie: l’alimentazione, il sonno, la respirazione, la sessualità e l’omeostasi. Quest’ultimo termine indica la ricerca di un equilibrio psicofisico.

Soddisfatte le esigenze base, passiamo al gradino superiore: cerchiamo sicurezza. Sicurezza come incolumità, ma non solo: garantirci un lavoro stabile, un’abitazione…

Dal terzo gradino in poi, esigenze più complesse

Poiché abbiamo una natura sociale, desideriamo coltivare relazioni gratificanti. Nel terzo gradino troviamo così l’esigenza dell’amicizia, dell’affetto, di una vita sentimentale positiva.

Sul quarto gradino Maslow pone l’autostima e la considerazione da parte degli altri.  Godendo di una certa stabilità economica e affettiva, iniziamo ad allargare lo sguardo all’ambiente sociale che ci circonda. Siamo persone apprezzate nel contesto in cui viviamo? A questa domanda se ne accompagna facilmente un’altra: noi ci stimiamo?

Foto di John Hain da Pixabay

Il quinto e ultimo gradino è in parte collegato al quarto: Maslow vi pone l’autorealizzazione più profonda. La raggiungiamo, ad esempio, mettendo a frutto la nostra creatività, seguendo i valori in cui crediamo…

Appare chiaro quanto quest’ultimo gradino della piramide sia delicato e complesso. Trascurarlo può indurre una sensazione di fallimento. A volte una persona può godere di un notevole benessere materiale ma sentirsi fuori posto, lontana dalla vera espressione di sé.

La teoria di Maslow, naturalmente, non va intesa in maniera rigida. Non è detto che i “gradini” siano vissuti sempre in sequenza. Anche una persona che ha problemi economici, oltre a cercare di risolverli, può chiedersi come raggiungere la vera autorealizzazione. Si tratta di una panoramica interessante delle motivazioni che ci animano.

Come possiamo utilizzarla per interpretare lo slancio che ha animato molte persone nell’emergenza?

Una concettualizzazione che ci aiuta a riflettere sul presente

Ho l’impressione che la nostra società, a volte, dia per scontati i gradini base della piramide. Il nutrimento, la sicurezza… si vive talvolta con la mente rivolta solo ai gradini più alti, all’autorealizzazione, all’espressione di sé. Il rischio è sminuire quelle cose semplici che sono alla base della piramide (e della nostra vita).

L’emergenza Covid è piombata come un terremoto nel quotidiano, scuotendo le fondamenta della piramide. Ha messo in discussione la nostra sicurezza, sia fisica che economica. Abbiamo iniziato forse ad apprezzare di più qualcosa che davamo per scontato: sapere che non manca il necessario, avere accanto qualcuno che ci aiuti a sorridere… anche (e soprattutto) la salute.

Allo stesso tempo, la situazione non ha cancellato dalle nostre menti i gradini più alti della piramide. Non stiamo attraversando una guerra come i nostri nonni o bisnonni, anche se qualcuno azzarda paragoni. Non viviamo alla giornata, c’è ancora spazio per fare progetti, per coltivare hobby e interessi. Anzi, costretti in casa, abbiamo smesso di rimandare all’infinito tanti proponimenti: imparare qualcosa di nuovo tramite corsi online e tutorial, leggere di più…

Insomma, da un lato l’emergenza ci ha ricordato il valore di ciò che sta alla base della piramide. Dall’altro, ci ha spronati a riempire le giornate di attività adatte alla nostra personalità.

Dalla crisi può quindi scaturire un approccio più equilibrato al quotidiano, da non dimenticare quando torneremo liberi. Ci aspettano ancora settimane difficili, ma potremmo uscirne trasformati. Pronti per una vita nuova.

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