Smart working, perché adottarlo sempre più. Anche senza emergenze

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La situazione scatenata dal Covid-19 ci ha costretti a ripensare nel profondo la nostra quotidianità. Alcuni cambiamenti, forse, lasceranno tracce anche una volta conclusa l’emergenza. Ad esempio, non è difficile immaginare che lo smart working, al quale molti lavoratori oggi sono costretti, si diffonda sempre più.

Finora il mondo del lavoro, nel nostro Paese, mi è sembrato dominato dalla classica idea della giornata lavorativa: recarsi in un ufficio, un negozio, un’azienda… e tornare al proprio domicilio trascorso un tot di ore.

Così, chi lavorava da casa poteva apparire come un soggetto difficilmente inquadrabile. Serpeggiava il pregiudizio che non fosse “vero lavoro” quello che non imponeva un orario o una sede, ma solo degli obiettivi. Certo, si salvavano dai preconcetti le libere professioni più note, ma non quelle “emergenti” come i social media manager, i content writer…

Poi la situazione di crisi ha reso nota a tutti la definizione di smart working: il “lavoro agile”, come potremmo tradurlo. Svolgere una prestazione lavorativa a distanza, grazie alla tecnologia. Adesso abbiamo validi motivi per pensare di adottarlo anche una volta usciti da questa situazione, dove possibile. Vediamo perché.

Meno stress e la motivazione al centro

A ottobre 2019 sono stati presentati i dati di una ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

480.000 lavoratori italiani risultavano attivi nello smart working; il 20% in più rispetto all’anno precedente, ma solo il 12% di tutti coloro che potrebbero beneficiare di questa modalità.

Gli smart worker risultavano più soddisfatti sia per l’organizzazione del lavoro che per il rapporto con i colleghi. Tra gli aspetti positivi indicavano ad esempio la riduzione dello stress degli spostamenti, il maggior equilibrio tra professione e vita privata e, fattori di certo non secondari, un aumento della motivazione e della produttività.

Lavorare in maniera smart, infatti, libera il dipendente dall’imposizione dell’orario, costringendolo ad autodisciplinarsi. Il fattore motivazionale diventa importantissimo: è la volontà che muove il lavoratore verso il risultato, facendolo sentire protagonista delle sue scelte. Cambia il rapporto con la professione, che non viene più “subita”.

Nello studio di Milano, le impressioni degli smart worker trovavano conferma quando i ricercatori interpellavano i datori di lavoro. I dipendenti che sperimentavano questa dimensione apparivano più responsabilizzati, autonomi ed efficienti, dovendo organizzarsi da soli.

Il fascino dello smart working per i giovani

L’opportunità di lavorare in modalità “smart” affascina talmente le generazioni dei “millennials”, da prevalere sull’aspetto economico. In uno studio condotto in Italia nel 2018, è emerso che il 52% dei giovani tra i 22 e i 37 anni avrebbe rinunciato anche a 250 euro al mese in più di stipendio (3000 euro all’anno), pur di poter lavorare in modalità smart. Finalmente liberi di gestire il proprio tempo in autonomia.

Possibili inconvenienti: come risolverli?

Il lavoro a distanza non è una dimensione priva di inconvenienti, da considerare per avere un quadro completo. La Psicologia, attenta ai benefici dello smart working, ne segnala anche le possibili criticità. Tra queste, il peso dell’assenza di interazioni a tu per tu e il rischio di affrontare un “superlavoro”, distribuito in tutta la giornata poiché mancano orari rigidi. Problemi collegati a questo aspetto sono l’eventualità di una dipendenza tecnologica e i possibili attriti con gli altri componenti della famiglia.

Smart working, ecco perché adottarlo sempre più. Anche senza emergenze
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Tutto, a mio avviso, sta nella misura: i compiti affidati al lavoratore “smart” devono essere chiari, senza abusare della sua disponibilità. Inoltre è consigliabile crearsi uno spazio ben preciso per il lavoro a distanza, magari una stanza di casa silenziosa, separata dagli ambienti del tempo libero. Infine, l’elemento della socializzazione non deve necessariamente sparire: anche agli smart worker può giovare incontrarsi periodicamente con i colleghi e il datore di lavoro. Una pratica utile non solo a livello psicologico, ma anche per scambiare proposte e opinioni.

Insomma, lo smart working non sarà necessariamente un tornado che stravolgerà tutto il mondo professionale. Si presenta piuttosto come un’ottima opportunità per risparmiare tempo e denaro, ridurre l’inquinamento e il traffico e lavorare in condizioni di minore stress. Valorizzando sempre più la motivazione individuale.

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