Vivere senza orari, il caso norvegese

Vivere senza orari, la proposta norvegese
Sommarøy – foto tratta dal sito nordnorge.com

Vivere senza orari? Forse è possibile. Recentemente, ha fatto scalpore l’idea proveniente da un’isola della Norvegia, Sommarøy. Sede di un antico villaggio di pescatori, una singolare proposta l’ha fatta apparire come l’avamposto di una nuova filosofia di vita.

Collegata alla terraferma solo da un ponte, l’isola conta solo 300 abitanti ed è soggetta alla nota alternanza giorno/notte “nordica”: oltre due mesi di luce diurna ininterrotta e un periodo altrettanto lungo di buio. Questa disposizione naturale ha probabilmente contribuito a far apparire relativo il tempo scandito dagli orologi, rispetto alle fasi della natura.

Così, secondo una notizia che ha trovato ampio spazio sui media, sarebbe nata l’idea di abolire gli orari fissi, a scuola, a lavoro, nelle routine quotidiane. Stando ad alcune fonti consultabili online, l’iniziativa per una “Time Free Zone” nascerebbe dalla volontà di un comitato di abitanti, guidato da Kjell Hove Kveding.

In realtà, come si è scoperto in seguito, si trattava di una campagna pubblicitaria di Innovation Norway, agenzia di Stato, che si è scusata per il fraintendimento.

Notizia da archiviare senza ulteriori considerazioni, quindi? Forse no. A mio avviso, la singolare “proposta” che era stata ipotizzata ci offre qualche spunto di riflessione.

Vivere senza orari, la proposta norvegese
Foto di Jan Vašek da Pixabay

Lavorare e studiare meglio senza orari fissi

Un'”abolizione del tempo” come quella ipotizzata non significherebbe affatto trasformarsi in un esercito di fannulloni. Al contrario, i luoghi di lavoro e la scuola dovrebbero mirare fortemente a conseguire specifici risultati giornalieri, mancando i riferimenti orari. Il tempo impiegato dipenderebbe anche dall’approccio e dall’impegno del singolo individuo.

Vivere senza orari fissi: meno stress e più produttività a lavoro?

La riflessione sul tempo è attualissima, in uno scenario globale in cui si stanno riconsiderando le tradizionali routine lavorative. Indubbiamente, in molti casi l’orario fisso è fonte di stress e rischia di far sentire il lavoratore “in trappola”. Inoltre, non è detto che giovi sempre alla produttività.

Diversi scienziati e intellettuali criticano l’attuale concezione della giornata lavorativa. Tra questi, Alex Soojung-Kim Pang, visiting scholar della Stanford University e consulente della Silicon Valley. Nel suo libro “Rest: Why You Get More Done When You Work Less”,  citando studi scientifici e casi di famosi scrittori, pensatori e artisti, l’autore difende l’idea che lavorare meno ore possa portare risultati migliori. In particolare, nelle professioni che richiedono un approccio creativo.

Il relax, infatti, può essere essenziale per riordinare le idee e stimolare l’immaginazione. La riduzione dell’orario, quindi, non sarebbe associata solo a un incremento del benessere psicologico.

Occorreranno ulteriori ricerche, ma l’idea di riconsiderare la routine lavorativa (e non solo) è decisamente stimolante.

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