Il senso di un like

Il senso di un like
Foto di TeroVesalainen da Pixabay

La notizia è recente e ha suscitato scalpore nel mondo del social media marketing, ma anche tra tanti utenti comuni del web.

La Facebook Inc. ha testato una nuova versione di Instagram, social di sua proprietà dal 2012, mantenendola al momento inaccessibile al pubblico.

Che cosa prevede? Nuove funzioni? Uno stravolgimento del layout?

No, qualcosa di più semplice e molto più rivoluzionario. La versione in fase di test non visualizza più il numero di like (o meglio, “cuoricini”) ottenuto dai post.

Al momento l’esperimento è privato (ad eccezione di un test su un ristretto numero di utenti), ma suscita una curiosità fortissima. Sembra infatti che l’azienda stia cercando di migliorare la fruizione di Instagram: per farlo, è forse pronta a mettere in dubbio l’utilità dei like?

Questo evento fa riflettere sul valore reale di un “indicatore di popolarità” che, forse, non è sempre affidabile.

L’approvazione social può diventare una dipendenza? Ed è sempre reale?

Uno studio tedesco, di cui ho parlato in precedenza, ha portato a una scoperta sconcertante. Sottoponendo a risonanza magnetica alcuni assidui utilizzatori dei social, i ricercatori hanno notato che i segnali di “approvazione virtuale”, come il like, attivavano nel loro cervello l’area chiamata “nucleus accumbens”.

Si tratta di un centro cerebrale che si attiva quando vengono soddisfatte esigenze vitali, come la nutrizione. La ricerca di gratificazioni sui social si trasformerebbe quindi, per gli utenti più ossessionati, in un piacere fisico.

Il senso di un like
Immagine di Gerd Altmann da Pixabay

Questa scoperta presenta poi un ulteriore campanello d’allarme: il “nucleus accumbens” sembra coinvolto nei meccanismi della dipendenza da sostanze. L’idea che l’abuso dei social media possa trasformarsi in una dipendenza, forse, non è così campata in aria.

Torniamo al valore del like, che sia il “mi piace” di Facebook, il “cuoricino” di Instagram o altro. Cosa rappresentano?

“Ma sì, mettiamo un like”

Quando Facebook introdusse il “mi piace”, ricordo che rimasi perplesso.

Alcune persone adottavano una comunicazione un po’ fredda e sbrigativa sui social; quell’opzione, mi chiesi, avrebbe inaridito ulteriormente le loro interazioni?

Se per complimentarmi con un amico o approvare quello che condivide devo scrivere qualcosa, mi servirà almeno un po’ di motivazione sincera. Dovrò infatti trovare le parole giuste, digitarle, pubblicarle. Dedicare un po’ di tempo all’interazione.

Se invece basta un semplice click?

Ricordo ancora un conoscente che mi disse di mettere “mi piace” a tutte le pagine che Facebook gli mostrava nelle pubblicità della home. Così, senza rifletterci granché. Tanto, aggiunse, se quelle pagine lo annoiavano toglieva presto il like.

A volte, mi sembra che un approccio simile sia usato per i singoli post.

Ma sì, mettiamo “mi piace” (o il cuoricino) a quello che pubblicano amici, conoscenti, a volte account aziendali e fanpage, tanto per passare il tempo. Ma tutti quelli che cliccano per esprimere approvazione si interessano davvero ai contenuti che “mipiaciano” (chiedo venia per l’orrido neologismo)?

Cito la mia esperienza personale: promuovendo sui social “Un accordo maggiore in sottofondo”, il mio romanzo, a volte ho visto i miei post ricevere interazioni positive senza che le vendite aumentassero.

C’è poi un’altra questione: oggi sappiamo che in alcuni casi, dietro a una poggia di like possono nascondersi retroscena ingannevoli.

Il mercato della finta celebrità

Recentemente diversi media ne hanno parlato: esistono vere e proprie società che vendono “followers” a chi vuole accrescere il seguito di un account social, o la popolarità di qualche post.

Con una spesa modica, si ottiene un aumento apparente del proprio pubblico, che darà al profilo un tono da piccola webstar. Ho detto “apparente” non a caso.

Il senso di un like
Foto di Elien Smid da Pixabay

I “followers” che queste realtà vendono in certi casi sono profili falsi, o nascondono persone che non hanno alcun interesse verso le pagine che seguono. Servono, semplicemente, a fare numero.

“Gonfiare” in tal modo i numeri, al massimo, può impressionare qualche utente sprovveduto che non si fa domande sulla natura di quel seguito. Sempre più internauti, però, sono prevenuti di fronte a profili sconosciuti che sfoggiano numeri, di followers e like, da star.

Allora, cosa cambierà nel mondo social?

Quali siano gli scenari futuri, è difficile prevederlo.

A quanto pare, assistiamo a un calo del peso dei fattori “numerici” nella popolarità online. Diventa sempre più importante invece trovare una voce propria, presentarsi per ciò che si sa veramente fare e, dettaglio non indifferente, riuscire a raggiungere un pubblico davvero interessato ai nostri contenuti.

Che ci si serva dei social per uso personale, per promuovere la propria professionalità o un’attività, occorre considerare un aspetto. Cresce il desiderio di autenticità, negli internauti sempre più attenti ai casi di “finto successo”.

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