Conversare bene: l’insegnamento delle massime di Paul Grice

Conversare bene: l’insegnamento delle massime di Paul Grice

Se ci chiediamo cosa significa conversare bene, dobbiamo chiederci anche cosa significa ascoltare bene. Capire cosa interessa davvero ai nostri interlocutori è fondamentale, per interagire con loro in maniera soddisfacente e condurre una conversazione piacevole e chiara.

Tuttavia, quanto spesso ci soffermiamo a riflettere sul nostro modo di parlare e sulla nostra capacità di ascolto? Viviamo in un periodo in cui i media, le pubblicità e l’abuso dei social ci portano troppo spesso a sottolineare la parola “Io”, in un culto dell’ego che rischia di creare seri problemi nella vita sociale.

Un aiuto sempre attuale per migliorare le nostre abilità nella conversazione viene dalle massime conversazionali proposte, negli anni ’70, dal filosofo inglese Herbert Paul Grice (1913-1988).

Si tratta di regole mirate a ottimizzare il dialogo, utilissime per contenere l’ego e porsi in maniera collaborativa verso gli interlocutori.  Qualcuno potrà osservare che la società è cambiata, che sembra strano riferirsi a una teorizzazione “seventies” per orientarsi nei frenetici, iperconnessi anni duemila.

Lascio giudicare a chi legge l’attualità e il valore delle massime di Grice, che riporto di seguito con relativi esempi.

Non essere reticente né ridondante (massima della quantità)

Conversare bene: l’insegnamento delle massime di Paul Grice

Con questa massima il filosofo afferma un principio semplice: non dovremmo dire né tanto di più né tanto di meno di quanto l’interlocutore si aspetta. Un’ovvietà? Magari lo fosse! In molte occasioni, ad esempio, tendiamo a voler dare sfoggio delle nostre competenze anche quando tale sfoggio non è affatto richiesto. L’amico che ci chiede se abbiamo apprezzato la cena nel nuovo ristorante in centro si aspetterà un semplice parere. Non una descrizione minuziosa delle procedure di cucina molecolare che lo chef del locale utilizza, anche se siamo esperti gourmet!

A volte, invece, diciamo troppo poco: ad esempio quando siamo di cattivo umore e tendiamo a dare risposte “a monosillabi” o poco più, anche a persone che non hanno alcuna colpa del nostro stato d’animo.

Sii sincero e fornisci informazioni veritiere secondo quanto sai (massima della qualità)

Questa massima si commenta da sola. Quante insinuazioni maligne, quanti gossip ridicoli si scatenano quando le persone mettono in giro informazioni su qualcosa che sospettano, ma non sanno esattamente?

E quante volte facciamo un po’ i tuttologi, sbilanciandoci su argomenti sui quali non siamo così competenti?

Sii pertinente (massima della relazione)

Spesso i nostri interessi, le nostre competenze ci portano a dare alle conversazioni una direzione tutta nostra, che magari annoia la persona che abbiamo di fronte.

Torniamo all’esempio succitato, l’amico che ci chiede della cena al nuovo ristorante. Siamo degli appassionati di design? Questo non significa che dobbiamo compiere una digressione di un quarto d’ora sull’arredamento del locale! Ci è stata chiesta un’opinione legata in primis al menù.

Evita l’ambiguità (massima del modo)

Chiarezza, chiarezza, chiarezza! Dobbiamo capire almeno a grandi linee il modo di esprimersi del nostro interlocutore, la sua cultura, la sua conoscenza di termini più o meno complessi e dell’argomento di cui parliamo. Eviteremo così di parlare in maniera ambigua o poco comprensibile per lui.

Conversare bene: l’insegnamento delle massime di Paul Grice

Un’eccessiva chiusura in noi stessi, nel nostro mondo, può portarci verso una comunicazione non chiara: non ci accorgiamo che qualcosa che è ben delineato nella nostra mente – idee, concetti, progetti – non lo è altrettanto in quella dell’altro.

Anche la voglia di sfoggiare terminologie particolari e argomentazioni specialistiche, a volte, rischia di complicare un’interazione. Se la persona di fronte a noi non ha le stesse competenze, può non capire ciò che stiamo dicendo e sentirsi a disagio.

Le massime di Paul Grice ci forniscono delle inequivocabili linee guida per le nostre conversazioni. Uno spirito di sana autocritica è il primo passo per metterle in atto: proviamo a “osservarci” nelle nostre interazioni sociali. Capiremo così come migliorare, alla luce dei consigli del filosofo inglese!

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