I libri rendono più empatici della tv: l’ipotesi di una ricercatrice

I libri e l’empatia: un legame di cui ho già parlato in un post precedente, citando l’affascinante teoria dello psicologo Keith Oatley.

Torno volentieri sull’argomento, grazie a uno studio particolarmente interessante.

La dottoranda e ricercatrice Rose Turner, della Kingston University di Londra, ha chiesto a 123 soggetti adulti di compilare un questionario anonimo sui propri passatempi preferiti.

Gli individui erano sottoposti anche a un test sulle abilità nelle relazioni interpersonali: dalla comprensione delle emozioni altrui, all’attitudine a prestare aiuto.

I risultati hanno evidenziato una maggiore empatia in coloro che dichiaravano di preferire la lettura alla televisione.

Per empatia si intende la capacità di capire gli stati d’animo degli altri mettendosi “nei loro panni”, pur mantenendo un controllo sull’emotività.

Come spiegare i dati emersi dallo studio?

L’ipotesi della dottoressa Turner si ricollega a quella del prof. Oatley, di cui ho parlato nell’articolo precedente.

Anche la ricercatrice sostiene che i romanzi, portandoci a immaginare pensieri e sensazioni di personaggi di fantasia, possano migliorare la nostra capacità di immedesimarci nei vissuti interiori altrui.

Il nuovo tassello che la ricerca inglese aggiunge a questo quadro riguarda il primato dei libri sulla tv, in tale processo.

Per Turner la televisione, con il suo carattere visivo, richiederebbe un impegno minore per capire stati d’animo e comportamenti di un personaggio.

Ciò che a prima vista può apparire un vantaggio del medium televisivo (mostrare personaggi “in carne e ossa”, trasmettendo più direttamente le emozioni) lo renderebbe meno efficace nel miglioramento dell’empatia, come lei stessa spiega:

 

Quando leggiamo, andiamo oltre ciò che è semplicemente scritto sulla pagina e dobbiamo colmare dei vuoti man mano che procediamo, ottenendo la possibilità di sviluppare abilità empatiche mentre cerchiamo di capire cosa sta affrontando un personaggio. Invece, quando guardiamo qualcosa ci ritroviamo già molte informazioni.

 

Possiamo capire questo concetto paragonando l’empatia ai muscoli.

Allenarsi con pesi troppo leggeri difficilmente produrrà incrementi significativi della forza.

Così, un mezzo narrativo che “mostra tutto” come la tv richiederebbe pochi sforzi per immedesimarsi nei personaggi, con un miglioramento ridotto dell’empatia.

Certo, non possiamo escludere che un film o una fiction ben recitati possano, anch’essi, stimolare la capacità di immedesimazione.

Tuttavia, l’ipotesi di Turner appare affascinante e plausibile e merita di essere esplorata da altre ricerche.

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