Biofilia, questa sconosciuta! Il legame ancestrale tra noi e la natura

Biofilia, questa sconosciuta! Il legame ancestrale tra noi e la natura

La natura più rigogliosa e rassicurante, in teoria, piace a tutti.

Chi definirebbe sgradevoli degli ameni paesaggi montani, delle spiagge incontaminate accarezzate da un mare cristallino, un panorama di verdi colline sotto il sole?

Pensate però a come reagireste se una mattina, nel caos urbano, un tale iniziasse a inveire contro il grigiore, affermando che le città dovrebbero assomigliare di più a un parco naturale.

Magari una parte di voi gli darebbe ragione.

Ma un’altra parte, probabilmente, lo guarderebbe con una certa perplessità. Come si guarda chi ci appare un tantino squilibrato.

Le città come un parco?

Siamo stati plasmati dall’idea che le città siano sinonimo di lavoro, nuovi trend, business. Niente tempo da perdere, mezzi pubblici e auto che sfrecciano, palazzoni.

Suonerebbe forse come una debolezza, il discorso di quell’individuo. Quasi un segno di disadattamento.

Ma come, la città simile a un parco naturale?

Tanto possiamo concederci una “fuga” nella natura nel weekend!

Però, quelle parole potrebbero suscitare una certa malinconia.

Perché, in fondo, l’idea di una città in cui l’elemento urbano si fonda con la natura parla a una parte recondita di noi.

Sembrerebbe un discorso idealista e astratto, ma la scienza ha dato un nome a quella parte di noi e si è spinta addirittura a indagarla sperimentalmente.

Biofilia

È stato il biologo americano Edward O. Wilson a ipotizzare per primo, nel 1984, che gli esseri umani provino una forte attrazione congenita per le forme di vita e gli ambienti naturali a esse connessi. Un’attrazione verso scenari che, agli albori della specie, erano propizi alla sopravvivenza.

A tale tendenza Wilson dà il nome di “biofilia”, letteralmente “amore per la vita”. Sceglie un’espressione già usata dallo psicoanalista Erich Fromm, alla quale dà una connotazione più specifica.Biofilia, questa sconosciuta! Il legame ancestrale tra noi e la natura

In particolare, secondo lo studioso, preferiamo ambienti che si trovano in posizione elevata o con un’ampia visuale disponibile, con vegetazione rigogliosa ma non addensata in boschi e con la presenza di fonti idriche.

Tutto questo nasce da alcune basilari esigenze dei nostri antenati.

La visuale ampia, ad esempio, consente un efficace controllo dell’ambiente, per avvistare in tempo eventuali minacce. La vegetazione rigogliosa ma non boschiva indica fertilità del terreno senza nascondere possibili pericoli. L’importanza dell’acqua per la nostra sopravvivenza si commenta da sé. Non è un caso che molte città siano state edificate sulle rive di grandi fiumi.

La biofilia e la ricerca scientifica

A questo punto qualcuno potrebbe osservare, con una punta di scetticismo, che certe considerazioni riguardano la vita dei primitivi o, al massimo, di civiltà poco tecnologiche.

Oggi che bisogno c’è di scrutare orizzonti ampi? A che serve, a chi non coltiva la terra, sapere che un’area è fertile?

Prima ho detto che la scienza ha indagato sperimentalmente questa nostra componente di “biofilia”.

Biofilia, questa sconosciuta! Il legame ancestrale tra noi e la naturaÈ proprio così. Gli studi a sostegno della concettualizzazone di Wilson non mancano. Diversi sono stati analizzati in una rassegna, nel 2009, dai ricercatori norvegesi Bjorn Grinde (Norwegian Institute of Public Health) e Grete Grindal Patil (Department of Plant and Environmental Sciences, Norwegian University of Life Sciences).

Il lavoro dei due autori è accuratissimo e si sofferma su circa cinquanta ricerche empiriche.

Descriverlo in dettaglio richiederebbe forse un apposito post. Se ve la cavate con l’inglese, potete leggerlo al link seguente: https://www.researchgate.net/publication/26892133_Biophilia_Does_Visual_Contact_with_Nature_Impact_on_Health_and_Well-Being

Ne riassumo sinteticamente le conclusioni.

Dalla letteratura scientifica considerata, un elemento ricorre negli studi che valutano gli effetti di determinati ambienti sul benessere psicofisico: gli scenari naturali sembrano indurre i maggiori benefici, con un impatto positivo sulle condizioni di salute.

È interessante, ad esempio, una ricerca di R. Mitchell e F. Popham del 2001 che riscontra come, tra cittadini inglesi svantaggiati da un basso status socioeconomico, quelli che vivevano in aree verdeggianti mostravano una minore incidenza di problemi di salute rispetto agli altri, nonostante la stessa precarietà.

Già nel 1984, R. Ulrich riscontrava tempi di guarigione più rapidi tra i pazienti di un ospedale della Pennsylvania che, dopo un’operazione di colecistectomia, potevano osservare dalle proprie stanze alberi e vegetazione rigogliosa. Questi individui avevano addirittura meno bisogno di analgesici rispetto a coloro che, dopo la stessa operazione, non disponevano della panoramica “naturalistica”.

Potrei citare tanti altri studi interessantissimi considerati dai ricercatori norvegesi, ma questo post diventerebbe un polpettone enorme (forse lo è già).

Ciò che voglio sottolineare è la conclusione che se ne trae.

L’impronta evolutiva che ci orienta verso determinati ambienti sembra ancora fortissima, tramandata geneticamente. Pare che “tradire” questa inclinazione detta biofilia, deprivandosi dei giusti stimoli, si ripercuota negativamente sulle nostre condizioni di salute.

In fondo, pensiamoci: biologicamente siamo simili ai nostri antenati. Abbiamo ancora bisogno di acqua, cibo, aria pulita.

Non è strano orientarci istintivamente verso habitat che sembrano garantire nutrimento e sicurezza! Al momento non ci siamo ancora trasformati in ibridi uomo-macchina, che si ricaricano attaccati a una presa.

La biofilia e le città

Come conciliare, però, la biofilia con la crescente urbanizzazione, dovuta anche all’aumento della Biofilia, questa sconosciuta! Il legame ancestrale tra noi e la naturapopolazione mondiale?

Non mancano le soluzioni.

La natura può essere portata in città.

Basta pensare a opere come il Bosco Verticale di Milano o i tappeti erbosi, anch’essi verticali, in Viale della Giovine Italia a Firenze. O semplicemente ai tanti, bellissimi parchi urbani.

Le possibilità sono svariate e non mancano architetti e progettisti in grado di attuarle con risultati stupendi. Basta che i nostri amministratori inizino a pensare agli elementi naturali come a qualcosa che può impattare, decisamente, sul benessere psicofisico del cittadino. Sulla salute, insomma.


 

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